|
11/03/2006
cazzo... è rinato un fightblog.non è il nostro però. quello mi sa che rimane inimitabile. bei tempi andati...
15/11/2005
mmmmhhh... scontri clandestini in corso sul
have a look!
05/11/2005
Solo nella notte, piove. Piove sempre quando sono fuori da solo... sarà la legge di Murphy, sarà che odio portarmi dietro l'ombrello, sarà quel che cazzo ti pare ma piove. e non può essere sempre un caso. Sono fuori casa per un motivo e per lo stesso motivo piove. Non ho sensi di colpa, in fin dei conti sono un professionista con un'etica... la mia regola dice di non ammazzare mai padri di famiglia, mai politicanti stupidi che inseguono futili ideali, mai personaggi scomodi ma innocui. E' vero,...io ammazzo, ma ammazzo solo sporchi figli di puttana. La settimana scorsa mi hanno pagato, pagato profumatamente, per ammazzare Franco (in un film americano si sarebbe chiamato Joe) : uno strozzino del cazzo, uno che ha messo in ginocchio tante famiglie finchè uno non ha preferito pagare me che lui. Hanno fatto bene, anche perchè io gli sono costato di meno che saldare il suo debito. L'inconveniente è che vivo come un nomade, mi sposto veloce e furtivo con la mia Lancia blu scuro, i bagagli nel baule, le Marlboro rosse sempre sotto mano e l'accendisigari perennemente schiacchiato a scaldarsi. Ma ancora due anni così e sono a posto. Lo dico sempre... ogni due anni... ancora due anni... Questa volta è vero però. Ancora due anni e mi ritiro dal Gioco: vado in un paesino di montagna, apro una piccola bottega di artigiano (amo scolpire il legno) e mi godo i frutti di una vita di sacrifici. Spero. Una goccia di pioggia in faccia mi riporta alla realtà, mi capita spesso di viaggiare con la fantasia... sono stanco ultimamente. Vecchio e stanco. Vecchio e stanco. Lo vedo, il porco scende dalla macchina. Il padre della bambina mi ha spiegato che il porco ha abusato di sua figlia. La bimba è scoppiata a piangere qunando le ho mostrato al sua foto. Per me quello basta e avanza. Altro che processo. Il pianto della bambina è stato un verdetto insindacabile di colpevolezza. Condanna a Morte. Io sono il boia in questo caso... non mi sento in colpa per questo. Il porco si precoocupa di non bagnarsi il giacchino scamosciato mentre scende dalla macchina, si ripara attentamente con l'ombrello vinto con i punti della benzina. Il rumore della pioggia scrosciante copre quello dei miei passi. Subito gli sono alle spalle, la lama del mio coltello riflette per un attimo la luce del lampione prima di sporcarsi. Il porco emette un grido strozzato, non lo sente nessuno mentre tenta di urlare soffocato dal suo stesso sangue. Muore lì, per strada. La pioggia laverà il suo sporco sangue dal marciapiede. Pulisco la lama sui suoi pantaloni di marca e mi rimetto il coltello in tasca. Salgo in macchina e mi dirigo verso il mio solito bar. Un vodka-tonic è quello che ci vuole prima di andare a dormire staseraSolo nella notte, piove. Piove sempre quando sono fuori da solo... sarà la legge di Murphy, sarà che odio portarmi dietro l'ombrello, sarà quel che cazzo ti pare ma piove. e non può essere sempre un caso. Sono fuori casa per un motivo e per lo stesso motivo piove. Non ho sensi di colpa, in fin dei conti sono un professionista con un'etica... la mia regola dice di non ammazzare mai padri di famiglia, mai politicanti stupidi che inseguono futili ideali, mai personaggi scomodi ma innocui. E' vero,...io ammazzo, ma ammazzo solo sporchi figli di puttana. La settimana scorsa mi hanno pagato, pagato profumatamente, per ammazzare Franco (in un film americano si sarebbe chiamato Joe) : uno strozzino del cazzo, uno che ha messo in ginocchio tante famiglie finchè uno non ha preferito pagare me che lui. Hanno fatto bene, anche perchè io gli sono costato di meno che saldare il suo debito. L'inconveniente è che vivo come un nomade, mi sposto veloce e furtivo con la mia Lancia blu scuro, i bagagli nel baule, le Marlboro rosse sempre sotto mano e l'accendisigari perennemente schiacchiato a scaldarsi. Ma ancora due anni così e sono a posto. Lo dico sempre... ogni due anni... ancora due anni... Questa volta è vero però. Ancora due anni e mi ritiro dal Gioco: vado in un paesino di montagna, apro una piccola bottega di artigiano (amo scolpire il legno) e mi godo i frutti di una vita di sacrifici. Spero. Una goccia di pioggia in faccia mi riporta alla realtà, mi capita spesso di viaggiare con la fantasia... sono stanco ultimamente. Vecchio e stanco. Vecchio e stanco. Lo vedo, il porco scende dalla macchina. Il padre della bambina mi ha spiegato che il porco ha abusato di sua figlia. La bimba è scoppiata a piangere qunado le ho mostrato al sua foto. Per me quello basta e avanza. Altro che processo. Il pianto della bambina è stato un verdetto insindacabile di colpevolezza. Verdetto: Condanna a Morte. Io sono il boia in questo caso... non mi sento in colpa per questo. Il porco si precoocupa di non bagnarsi il giacchino scamosciato mentre scende dalla macchina, si ripara attentamente con l'ombrello vinto con i punti della benzina. Il rumore della pioggia scrosciante copre quello dei miei passi. Subito gli sono alle spalle, la lama del mio coltello riflette per un attimo la luce del lampione prima di sporcarsi. Il porco emette un grido strozzato, non lo sente nessuno mentre tenta di urlare soffocato dal suo stesso sangue. Muore lì, per strada. La pioggia laverà il suo sporco sangue dal marciapiede. Pulisco la lama sui suoi pantaloni di marca e mi rimetto il coltello in tasca. Salgo in macchina e mi dirigo verso il mio solito bar. Un vodka-tonic è quello che ci vuole prima di andare a dormire stasera
11/03/2005
Era il 13 marzo 1981.
Erano passati quasi 2014 anni da quel bruto giorno. Se non avessi perso il conto trecento anni fa sarei stato più preciso, ma alla fine sbagliare di due giorni su 735110 è più che accettabile, credo.
Insomma era il 13 marzo 1981 (un venerdì, dovevo capirlo che era il caso di rimandare) e stavo scegliendo nello schedario chi c’era a disposizione. Non c’era un gran che, devo ammetterlo, ma avevo già abbondantemente rotto le palle al Capo e non era il caso di mettersi a fare lo schizzinoso. Scelsi un abitante di una provincia nordorientale, figlio di un romano figlio di Roma e di una donna locale. Prometteva abbastanza bene: fisicamente grande e grosso, non bellissimo ma neanche da buttare, mediamente intelligente. Scelsi lui pensando che probabilmente mentre cresceva avrei potuto plasmarlo a mio piacimento e gestirlo.
Mi sostituii a lui in coda al centro di smistamento e alla 10:45 di quel venerdì mattina mi sentii rinascere. Fu un breve momento di fuggevole gioia, di insensata speranza.
Dopo ventiquattro anni di inutili sforzi il dado è tratto, sono al punto di non ritorno e sono costretto ad ammettere il mio fallimento. Neanche io, il grande ed augusto Giulio Cesare, potrò mai combinare nulla costretto dentro al corpo di questo pandolo di Trizompa.
28/02/2005
13 marzo 1968. Era esattamente il 13 marzo quando G. decise che era ora di
cominciare a fare politica. G. era uno studente come molti altri allo scientifico, era
in quinta. Come molti altri suoi coetanei era figlio di un ex “fascista”. Suo
padre era stato una camicia nera, era cresciuto nel Ventennio. Da bambino era stato
balilla e poi via via tutte le tappe successive. Suo padre non aveva conosciuto
altro, non aveva avuto la possibilità di scegliere nella sua vita. G. aveva sei fratelli, tutti più grandi di lui, tutti come
il papà, tutti neri. G. no, lui non era fascista. Lui era “rosso”… lui era rosso
perché suo padre era nero. Il 13 marzo 1968 G. compiva diciotto anni e aveva deciso che
era abbastanza grande per avere il coraggio delle sue idee. G. era bravo, era
colto, sapeva parlare, sapeva attrarre l’attenzione e farsi ascoltare dagli
altri. Era un oratore, arrivava al nocciolo della questione e lo sviscerava,
parlava in modo musicale ed ammaliante. Era convincente. Aveva carisma. A settembre cominciò l’università. Il primo giorno entrò
nell’aula ed invece che trovarci il professore trovò due ragazzi che
occupavano. Occupavano la sede e l’aula: la sede per protesta e l’aula per
trombare sulla cattedra dentro un sacco a pelo. G. pensò di essere in paradiso. Era finalmente libero. Si comprò l’eskimo, si avvicinò ad un gruppo organizzato e
la politica divenne la sua vita. Passarono i mesi e G. divenne sempre più bravo a parlare,
divenne importante prima in facoltà, poi in università. In un anno G. era uno
dei capi massimi del movimento studentesco della città. Lui credeva in quello
che diceva, credeva nel cambiamento, nell’uguaglianza, in Marx, nella
Rivoluzione. Ma G. non credeva e basta, G. odiava anche. G. odiava il potere
borghese, i professori “baroni”, odiava chi si opponeva alla rivoluzione,
odiava i neri. G. non viveva più a casa da sei mesi il giorno della
manifestazione. Quel giorno alla manifestazione arrivarono i neri. I rossi con i
bastoni, i neri con le spranghe. Non si guardava in faccia a nessuno, ci si
picchiava e basta. G. prese una sprangata in faccia, gli si squarciò un
sopracciglio, gli occhi si inondarono di sangue e prima di svenire ebbe solo un
attimo per vedere suo fratello in ginocchio davanti a lui che impugnava la
spranga e piangeva.
15/02/2005
Pronto 113, buongiorno.
Sì, buongiorno…
Mi dica, come si chiama e di
cosa ha bisogno.
Sì, certo. Sono Trizompa e chiamo per denunciare un maniaco.
Un maniaco?
Sì, credo proprio che possa essere considerato un maniaco…
Mi dica esattamente qual è il
problema signor…
Trizompa, mi chiamo Trizompa
Allora, signor Trizompa mi vuole
spiegare bene cosa succede?
Sì, certo… è un po’ complicato ma cercherò di essere chiaro:
sono perseguitato da un tizio, un certo Skjub, Haiz Skjub.
Mi scusi, ha detto? Mi può fare
lo spelling?
Lo so… il nome è complicato: H-A-I-Z S-K-J-U-B
Bene, sa di che nazionalità è
questo signore?
Sinceramente non so, dall’accento sembrerebbe provenire
dalla Bambagia però, ma non ci giurerei.
Continui…
Insomma questo tizio mi perseguita, mi chiama durante la
giornata, mi chiama sempre Ingegnere menando sfiga visto che non sono laureato
e mi parla sempre della mia camera… della mia “cameretta” come dice lui. Deve
aver visto una foto di camera mia non so come e da quella volta è diventata
un’ossessione per lui, ne parla sempre, mi lascia biglietti nella casella delle
lettere dicendomi che fa cagare e mi identifica con la mia camera da letto. Una
volta ho pure avuto la sensazione che mi stesse spiando dalla finestra mentre
stavo andando a letto.
Ma… ne è sicuro?
No, ovviamente no… ma quando sono andato a controllare una
parte della finestra era appannata e questa impronta aveva la forma di una
mano… come se una mano gelida avesse toccato la finestra. Ma potrebbe essere
stata la mia immaginazione. Fatto sta che io sto diventando paranoico… lo vedo
ovunque, mi sento a disagio in camera mia… Voglio farla finita con questa
storia! Lo denuncio per molestie!
Capisco. Credo che dovrà passare
in questura domani mattina comunque, questa faccenda deve essere discussa
faccia a faccia, signor Trizompa.
Va bene, passerò domani… MA… NO! NO! NO! LUI è QUI! LUI è
QUI! AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRGGGGGHHHHHHHHHHHHHHH!
Pronto? Pronto? Ommioddio!
Signor Trizompa? È ancora lì?
….
Pronto?
….
Pronto?
Sì pronto? Chi parla? È l’architetto
vero? Lo sapevo che questo il beota prima o poi si decideva a far riarredare
questo porcile, peccato che l’ho già conciato per le feste..
Haiz Skjub?
Ma sììììììì, sono io tessoro… ma
vedi che l’Insjegnéére mi voleva bene in fondo! Allòra architetto, qui io farei
una parete viola, una verde, una blu e una gialla… poi via tutti questi mobili
vecchi che fanno tanto triste, al posto del letto un bel fùton giapponese…..
28/01/2005
L’ho conosciuta a una festa, era una bella festa. Io ero in
smoking, lei in vestito lungo, caschetto biondo, aria sbarazzina e idee chiare.
Le cose che mi colpirono subito furono la sua voce ed il suo modo di fumare. La voce era calda, quasi roca, le parole erano sinuose e
forbite, il dialogo piacevole ed affascinante. Solo dopo molto tempo ho capito che quel modo di fumare era
il suo modo di fumare, che non era artefatto, costruito e studiato a tavolino.
Maneggiava la sigaretta con naturalezza, aspirava il fumo forte, a pieni
polmoni, tirando in dentro le guance e respirandolo . Solo allora lo soffiava
fuori con le labbra strette come quando si vuole spegnere una candela. Ogni
tiro era così, era lungo, gustato ed erotico. Io che odio il fumo,
che non ne sopporto l’odore e che considero la sigaretta qualcosa di
generalmente volgare mi perdevo a vederla fumare, mi affascinava. Siamo stati assieme un anno, un anno di litigi, di risate,
di bei momenti e di colpi bassi. Mammamia che colpi bassi. Ci siamo aizzati tra di noi e ci siamo fatti male. Non stavamo bene assieme, non eravamo compatibili. Le ho
voluto bene, non l’ho amata. È stata la persona che più mi ha fatto girare le palle al
mondo, la persona che è riuscita a rendermi cattivo, l’unica persona per cui ho
chiesto una sigaretta (“XY, hai una sigaretta?” “Eeeeh?? Tu? Tu vuoi una
sigaretta?” “Dai dammela e basta…”) e sono andato a fumare da solo in giardino.
Io che non fumo, che non ho mai fumato, che se faccio un tiro di Philip Morris
Extra Light (aria pura, mi dicono) tossisco per venti minuti. Quella volta l’ho fumata tutta, tranquillamente, se ne
avessi avuta un’altra avrei continuato.
19/01/2005
compito n°15 - fightblog
Scendo nello scantinato. La solita puzza, la solita gente del cazzo. Oggi discutono se si possa o meno commentare. La solita
discussione sterile. Se in un posto c’è scritto “commenti” secondo voi a cosa
serve? È messo lì per bellezza?
“Eh, ma io voglio che
si commenti solo a tema…” “Maestra!! Il mio
compagno di cantina mi dice le parolacce!!” “Dai bambini state
buoni… boooni, stattebboooni….” “E io mi offendo e
tolgo il post” “E io ci pubblico una
bella figa spalancata che alla fine ci sta sempre bene” “E per scoparvi una
riga di modelle vi azzoppereste?” “E voi siete una gruppone di decelebrati, mica come me che corro in moto ed in macchina e vi insegno la
vita…” “E io ti spacco la
faccia, brutto fighetto del cazzo!” “Cicciobombo, vedi di
tenere i tuoi amici tranquilli…” “Porca paletta
ragazzi, non fate così che non sta bene” “Trizompa è un
ipocrita perché non si azzopperebbe per le sopraccitate quindici fighe” “Icecube è uno
stronzotestadicazzo” “Haka boy è iperteso e
avrebbe bisogno di una camomilla” “L’orso in questo
periodo dovrebbe starsene in letargo invece che svernare qui nel sottoscala” “E la tua cameretta è
vecchia” “E tu fatti un corso
d’inglese, ingorantello provinciale”
Mi sta girando il cazzo. Seriamente. Qui si dovrebbe venire per menare e sono circondato da
mammolette che si lamentano per un’unghia rotta. Ero venuto solo a dare un’occhiata, non ho neanche
l’abbigliamento appropriato. E ho lasciato il ferro in macchina. Mi tocca pure tornare su. Che palle. Vado, prendo, torno. Non si sono neanche accorti di me. Mi tolgo la giacca,
arrotolo le maniche della camicia. Prendo il pezzo, via la sicura. Carico i
colpo nella fredda canna della pistola. Basta un colpo solo. Sparo a caso nel mucchio. BANG! Schizzo di cervello inutile sul muro. Tonfo sordo sul
pavimento. Il bisonte fa un ultimo rantolo, muore vomitando sangue. Non mi è andata male… chi cazzo
vuoi che senta la sua mancanza… essere inutile.
- TAF, passami un negroni fatto bene, che ho sete… - ok… però, cazzo… dovevi proprio stendere quell’obeso di
Trizompa? Adesso tocca a me portare quasi un quintale di merda sanguinolenta su
per le fottute scale. - cazzi tuoi, non vengo mica qui a fare le pulizie, io. Ah, mettici tanto ghiaccio nel negroni, sai che mi piace così...
13/01/2005
08/01/2005
Non mi ricordo neanche più quanto tempo era che non dormivo
più in un letto decente, mi dispiace solo di non aver chiuso occhio, ero
agitato. Un letto così avrebbe meritato dieci ore di sonno filato ed invece
niente, ma non sono infastidito.Scendo dal letto: doccia, barba e baffi. Dopobarba al
mentolo. Vestaglia di velluto rosso, leggo il giornale. Drrrriiiin! Suonano
alla porta…
- Chi è?
- Servizio in camera Signore, sono Joe.
- Ah, grazie Joe. Metti pure lì.
Joe è un bravo ragazzo, non è sveltissimo, mi fa sempre
aspettare un secondino, ma in fondo gli voglio bene. Colazione spettacolare: cappuccio e brioches alla marmellata
e alla crema, fagottini al cioccolato, spremuta di arancia e pompelmo, yogurt
ai frutti di bosco. Devo vestirmi, giacca e pantaloni grigio scuro, camicia
bianca con collo alla francese (rigorosamente a un bottone, mi raccomando),
cravatta di raso monocolore blu (ero indeciso con una regimental… ma è così
fuori moda), pochette bianca nel taschino, calzetti in filo scozia blu, scarpe e
cintura nere. Ultimo passaggio in bagno: i capelli sono a posto, una spruzzata
di profumo e mi metto la giacca, chiudo due bottoni e l’ultimo lo lascio
aperto. Non prendo l’agenda, una volta la usavo tantissimo ma è un
po’ di tempo che non mi serve più a molto, i miei impegni sono diminuiti. Sono le dieci, devo andare. Ho un appuntamento importante,
io lo rimanderei il più possibile ma mi hanno detto che la cosa bisognava farla
oggi. Così sia, tanto non è che mi cambi troppo. Joe mi apre la porta della stanza, lo guardo e mi dice:
- Di qua Signore, l’aspettano.
Esito un attimo ma so che è inutile tergiversare e mi
decido, esco con fare deciso e passo sicuro. Arrivo davanti a Joe, ci guardiamo negli occhi. Non ci
abbracciamo ma è come se lo avessimo fatto, oramai sono trent’anni che ci
conosciamo, sono cliente di quest’albergo da una vita e Joe mi ha sempre
seguito. Pensate però che in trent’anni solo questa notte l’ho passata nella
suite, solo questa notte ho ricevuto un trattamento di favore. D'altronde oggi
è un giorno speciale per me e mi meritavo un trattamento speciale da parte
della direzione. Mi avvio nel corridoio in silenzio, Joe due passi dietro di
me mi segue. Si sente solo l’assordante rumore dei passi.
Dead man walking
|
|