Un giorno come tanti. Mi alzo tre quarti d’ora dopo che è suonata la sveglia: senza quarantacinque minuti di musica nelle orecchie i miei neuroni non si ricordano nemmeno di funzionare. L’umore è ovviamente pessimo, fuori è umido e freddo. In camera mia il termosifone funziona un po’ sì e un po’ no e appena sceso dal letto, senza la protezione delle coperte, mi sento come un quarto di bue nella cella frigorifera del macellaio in fondo alla strada. Mi trascino in bagno e poi mi vesto. Arrivo in biblioteca, prendo il posto appoggiando lo zaino sulla sedia.
Senza un caffè non ce la posso fare, giro i tacchi e mi dirigo al bar.
Caffeina, bramo caffeina.
Oggi sarà più dura del solito, lo sento.
Tutto è ovattato, tutto è attutito.
La scena è sempre la solita: mi siedo, saluto, “che prendi?” “un caffè liscio, grazie” (me lo chiede ogni giorno da cinque anni e in cinque anni non ho mai preso un caffè macchiato, a volte penso che potrei cambiare ma alla fine non lo faccio). Sono anche da solo oggi, non c’è nessuno di conosciuto con cui condividere il mio stato comatoso.
No, no… oggi proprio non ingrano.
Vicino a me c’è il giornale, qui lo chiamiamo il “menzognero” per la credibilità che ha. Questa però è la parte locale, quella dei pettegolezzi cittadini, la nostra Novella 2000. Per cosa si compra il giornale locale, oltre che per l’orario del cinema? Ma per i necrologi, è ovvio. Appunto.
Apro il giornale e leggo i necrologi.
Sbianco. Comincio a tremare. Leggo di nuovo. Non è possibile! Che cazzo vuol dire?
Tutto è ovattato, tutto è attutito.
Tutto è ovattato, tutto è attutito.
Tutto è ovattato, tutto è attutito.
Prima colonna: è morto uno della mia età. Lo conoscevo bene, andavamo a scuola assieme, studiavamo assieme, avevamo gli stessi amici. Lo conoscevo bene perché lui era il mio corpo mortale.
Lui ero io.
Ecco perché tutto è così ovattato, tutto così attutito.
Faccio fatica a crederci, mi sembra strano… ma gli elementi coincidono.
Pago il caffè, me ne vado. Credo che andrò ad assistere al mio funerale, l’ho sempre desiderato, sono sempre stato curioso di sapere chi sarebbe venuto e chi no.
E credo anche che andrò a pranzo da mia nonna, non la vedo dal ’98.
Nonna, arrivo.
