ho appena fatto un salto dal mio amico fabio. ha postato un pensiero sul comunismo e sulla libertà. fabio sostiene che lui non può definirsi comunista perchè il comunismo nega la libertà. fabio non smette mai di stupirmi, è così diverso da me eppure spesso mi accorgo di pensarla come lui.
il comunismo ha in sè una forte componente autoritaria e violenta. è l'uguaglianza imposta dalla forza. la rivoluzione di ottbre guidata da Lenin è stata l'applicazione della volontà di pochi (i quadri del partito cominista) su molti (il popolo russo), il periodo staliniano è stato propiziato da un omicidio eccellente, da innumerevoli omicidi di medio livello e da una strage popolare. situazioni analoghe in tutti i restanti Paesi, anzi regimi comunisti. queste caratteristiche totalitarie sono in completa analogia con i fascismi ed i nazismi di destra. la mia domanda è ora: perchè ci sono persone che si sentono orgogliose di definirsi comuniste ed invece il definirsi fascista o ancora peggio nazista è visto come la peggior cosa la mondo? il definirsi cominsta secondo il mio modesto parere dovrebbe essere messo alla stessa stregua del fascismo o del nazismo: è stato allo stesso modo violento, è stato allo stesso modo autioritario, ha prodotto allo stesso modo eccidi.
la scorsa primavera ho sentito dire a Porta a Porta la seguente frase: "io sono comunista e sono orgoglioso di esserlo, tu sei fascista e te ne vergogni". il fine dicitore è il deputato a cui ho dedicato il precedente post.
secondo me è scandaloso. perchè esiste una cultura diffusa che permette che vengano dette frasi tipo questa?
da ogni movimento politico totalitario sono poi nati movimenti che si sono evoluti e che si sono attualizzati, scremando e spezzando i rami malati. certamente non si possono identificare i movimenti di sinistra di oggi con Stalin e quelli di destra con Mussolini, ma allora perchè a livello semantico non hanno avuto lo stesso trattamento? perchè la parola fascista è giustamente al bando e quella comunista è esibita con orgoglio?
