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24/12/2005
 

contratto d'auguri

Io sottoscritto (d'ora in avanti "l'Augurante") chiedo al mio interlocutore
(d'ora in avanti "l'Augurato") di accettare senz'alcun obbligo, implicito o
esplicito, i voti più sinceri dell'Augurante (d'ora in avanti "gli Auguri")
affinché l'Augurato possa trascorrere nel migliore dei modi (ove nella
frase "migliore dei modi" si sottintende da parte dell'Augurante e si presuppone
da parte dell'Augurato un atteggiamento che tenga conto delle problematiche
di carattere sociale, ecologico e psicologico, che non sia causa di tensione
e/o competizione, né comporti o favorisca alcun tipo di assuefazione o di
discriminazione, sia sessista, sia di diverso carattere) per la festività
coincidente al Solstizio d'Inverno convenzionalmente nota come "Natale", ma
che può essere chiamata e celebrata dall'Augurato secondo le sue tradizioni
religiose e/o laiche, premesso il debito rispetto nei confronti delle
tradizioni religiose e/o laiche di persone di qualunque razza, credo o sesso
diverse dall'Augurato, ivi comprese coloro che non praticano alcuna
tradizione religiosa e/o laica. Qualsiasi riferimento a qualunque divinità,
figura mitologica, personaggio tradizionale, reale o leggendario, vivo o
morto che sia; a simboli (ove sono compresi tra l'altro - ma non
limitativamente - canti e rappresentazioni artistiche, letterarie e
sceniche) religiosi, mitologici o della tradizione che possa essere
ravvisato direttamente o indirettamente nei presenti Auguri non implica da
parte dell'Augurante alcun sostegno nei confronti della figura o del simbolo
in questione.

L'Augurante chiede inoltre all'Augurato di accettare gli auguri per un
felice (ove l'aggettivo "felice" viene definito tra l'altro - ma non
limitatamente - come "gratificante dal punto di vista personale,
sentimentale e finanziario e privo di complicazioni di carattere medico,
dirette o indirette") anno 2006. L'Augurante sottolinea che la datazione
"2006" è qui considerata come convenzionale, così com'è considerata
convenzionale la data del 1° Gennaio come inizio dell'anno, e dichiara il
suo assoluto rispetto per altri tipi di datazione legati alle differenti
culture religiose e/o laiche di cui l'Augurante riconosce il prezioso
contributo allo sviluppo dell'attuale società multietnica.
Augurante e Augurato convengono inoltre su quanto segue:

- Gli Auguri valgono a decorrere dalla data del presente accordo al 31
Dicembre 2006, dopodiché dovranno essere esplicitamente rinnovati da parte
dell'Augurante.

- Gli Auguri non implicano alcuna garanzia che i voti di "felicità" espressi
dall'Augurante trovino un effettivo riscontro nella realtà dell'Augurato, il
quale non potrà attribuire all'Augurante alcuna responsabilità civile e/o
penale e/o morale per la loro mancata attuazione.

- Gli Auguri sono trasferibili a terzi purché il testo originale non subisca
modifiche o alterazioni. La libera diffusione del testo non implica tuttavia
il pubblico dominio del testo stesso, i cui diritti appartengono in ogni
caso al detentore del copyright.

- L'Augurante declina ogni responsabilità derivata dall'utilizzo degli
Auguri al di fuori dai limiti prescritti; in particolare, l'Augurante
declina ogni responsabilità per eventuali danni fisici o morali all'Augurato
e/o a persone e/o sistemi informatici a lui collegati derivati dall'invio
degli Auguri mediante E-Mail o qualunque altro metodo di trasmissione,
elettronico o di diverso genere, attualmente in uso, in fase di
sperimentazione o non ancora inventato.


Ciò stabilito
Buon Natale e Buon 2006

postato da trizompa | 13:13 | commenti (3)
trizompate


20/12/2005
 

Kayak in Munich - 2001

postato da trizompa | 15:41 | commenti


19/12/2005
 

ore 20:00 circa.
aperitivo con un gruppo di amici.
si parla di più e del meno.
un altro gruppetto si è radunato attorni a Gino il PR che dispensa perle di saggezza al suo solito.
speranzoso di carpire il segreto della vita dalle parole dell'Oracolo tendo l'orecchio:

"... ma ragazzi... Costantino ormai è finito!"

trattengo il conato di vomito. mi rigiro. mi allontano
postato da trizompa | 01:45 | commenti (3)
osservatore


18/12/2005
 

mastercard

oh, my God!

beccatevi questo video!
postato da trizompa | 22:05 | commenti (3)
trizompate


16/12/2005
 

Forza Kristian!



Sabato 17 dicembre ore 12:10 RAI TRE.
Tutti assieme attaccati al televisore aspettando Kristian.
Ghedina (36 anni suonati) si è imposto sia nella prima che nella seconda prova cronometrata della discesa libera in programma domani sulla Pista Saslong in Val Gardena.
Obiettivamente le possibilità reali del buon vecchio Kristian sono poche: la concorrenza è veramente agguerrita, lui non sembra essere in grandissima condizione e negli ultimi anni si sono visti più di una volta i "grandi" frenare prima del traguardo per nascondersi e non mettere subito le proprie carte in tavola.
Non tutto è però perduto: la Saslong è in assoluto la pista preferita da Kristian, è il teatro della sua ultima vittoria in CdM nel 2001, è la pista su cui ha vinto il maggior numero di gare (4 come il grande Franz Klammer) ed in più è previsto bel tempo e quindi grande visibilità (condizioni ideali per l'ampezzano che soffre più di altri la mancanza di luce).
Forza Kristian quindi, ti aspetto domani sui difficili passaggi delle "gobbe del cammello" ed il "ciaslat".

Update post gara:

Kristian quarto dopo una gara splendida.
perde i 20 centesimi che lo tengono giù dal podio senza fare errori nell'ultimo tratto di puro scorrimento, quello che a rigore sarebbe dovuto essergli più congeniale. Sono convinto che non avesse sci velocissimi oggi. Peccato.
postato da trizompa | 20:16 | commenti
ski
 

>>> RIGHT THOUGHT>>>

Spesso mi chiedo perchè Berlusconi, che ha fondato tutta la sua ricchezza sulla comunicazione, non riesca a circondarsi di persone capaci di comunicare con il pubblico, con gli elettori.
Se guardo con occhio critico agli esponenti politici italiani mi accorgo che non ho molto a cui spartire con nessuno di loro.
Un povero liberale cn chi si può identificare oggi in Italia?
Il centro-sinistra mi risulta indigesto per problemi ideologici, il centro-destra mi risulta indigesto per problemi pratici.
In tutta onestà non posso dire di sentirmi rappresentato da persone come Bondi, Cicchitto, Alemanno, Storace, Calderoli, Landolfi... Sono persone sbagliate, facce sbagliate, vecchie, inaffidabili. Come può un Sandro Bondi essere il frontman di un partito come Forza Italia? Perchè Alemanno in qualità di Ministro ha attuato una politica retrograda e simile in molti punti a quella di Pegoraro Scanio? Perchè al Ministero della Sanità Storace (homus viscidus) è succeduto a Girolamo Sirchia (forse troppo intransigente sotto alcuni aspetti, certo, ma comunque persona di ben altra levatura rispetto al suo successore che proprio non sopporto...)?  Perchè Calderoli continua a prodursi in uscite fuori luogo per un Ministro della Repubblica? Perchè Castelli continua la sua lotta contro i mulini a vento per il caso Sofri quando è ovvio che la volontà politica condivisa è quella di concedergli la grazia?

Soprattutto non riesco a capire perchè Berlusconi abbia allontanato da sè Franco Frattini (messo "in castigo" a fare il commissario ed il vicepresidente della Commissione Europea). Frattini, a mio modesto parere, è l'unica persona che potrebbe raccogliere la leadership del Cavaliere, rendendola più digeribile, pulendola da tutti i problemi che la affliggono e che solo alla persona di Berlusconi sono legati. Forse è proprio questo il punto. La mia sensazione è che Silvio abbia paura, abbia paura di essere scalzato dal suo posto di comandante, e per questo si circondi di persone poco pericolose.

Ahimè però con una squadra scarsa non si possono vincere le partite. La vedo dura per la prossima tornata elettorale, davvero dura.
Mi consolo pensando però che il capitano della squadra avversaria è "il Mortadella", uomo  incapace di trascinare le masse. Se la sfida fosse solo tra i capitani starei tranquillo, non ci sarebbe storia. Ma, come detto sopra, la sfida non è solo tra i capitani...

p.s. Silvio comunque non è al sicuro... Pierferdi scalpita. E sinceramente lo capisco pure.
postato da trizompa | 01:05 | commenti (2)
right thought


15/12/2005
 

mi si chiede come sia andato il weekend invernale...
due foto sono più esplicative di tante parole...





bel tempo ed amici, niente di meglio.
postato da trizompa | 01:08 | commenti
trizompate


09/12/2005
 

arrivedrci signori, vado a sciare questo weekend.
postato da trizompa | 15:45 | commenti (4)
 

Dagospia è sicuramente un interessante sito di informazione parallela... ne ho attinto un paio di giorni fa parlando del caso Moro, di Cossiga, di Prodi e della strana seduta spiritica. Lino Jannuzzi riporta nella sua rubrica su Panorama (ripubblicata appunto da Dagospia) una lettura controcorrente di tutta la vicenda...

da dagospia:

Ventisette anni dopo ancora si discute sulla seduta spiritica sul covo brigatista cui parteciparono Prodi e 11 professori.
Il primo a non crederci fu Leonardo Sciascia. Membro della commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, scrisse nella sua relazione di minoranza: «E non meravigli che negli atti di una commissione d’inchiesta si parli, come in una commedia dialettale, di una seduta spiritica: ma 12 persone, come si suol dire, degne di fede, e per di più appartenenti al ceto dotto della dotta Bologna, sono state sentite una per una dalla Commissione e tutte hanno testimoniato della seduta spiritica loro tenuta e da cui è venuto il nome di Gradoli. Non una di loro si è dichiarata esperta o credente riguardo a fenomeni del genere; tutte hanno parlato di una atmosfera “ludica” che attorno al “piattino”, e agli altri elementi necessari all’evocazione, si era stabilito in un pomeriggio uggioso: di gioco, dunque, di passatempo. E non solo tutti sembravano, nel riferire alla Commissione, credere alla “semovenza” del piattino; ma di fatto ci credettero, se l’indomani ne riferirono alla Digos di Bologna e, successivamente, al dottor Cavina, capo dell’ufficio stampa dell’onorevole Zaccagnini».

E da allora è stato un coro. Da Francesco Cossiga, all’epoca del rapimento di Moro ministro dell’Interno, a Giulio Andreotti, all’epoca presidente del Consiglio, al senatore Giovanni Pellegrino, presidente per 13 anni della commissione d’inchiesta sulle stragi e sul terrorismo, fino a Paolo Guzzanti, presidente della commissione Mitrokhin, tutti quelli che ne hanno parlato e scritto nel corso di questi 27 anni hanno mostrato di non crederci e hanno dileggiato Romano Prodi e i suoi 11 colleghi dell’Università di Bologna. I quali per 27 anni si sono ostinati a testimoniare della seduta spiritica e a giurare della semovenza del piattino.

La tesi dei miscredenti è stata sempre la stessa: la seduta spiritica era stata soltanto una messinscena per mascherare il fatto che qualcuno dei professori, più probabilmente lo stesso Prodi, aveva appreso del covo delle Br a Roma (che fu appunto scoperto molto tempo dopo in via Gradoli) da qualche giovane studente di Bologna, uno di quelli che militavano in Autonomia operaia o in Potere operaio e che erano in qualche modo in contatto con i rapitori di Moro. Prodi e i professori volevano riferirlo alle autorità ma al tempo stesso non volevano rivelare la fonte della notizia, per non inguaiarla.

Ma questa versione dei fatti è veramente più «razionale» e credibile di quella della seduta spiritica? Vediamo. Un giovane studente operaista rimasto per tutto questo tempo sconosciuto (i 12 professori li abbiamo conosciuti tutti, sono noti e stimati, uno è diventato presidente del Consiglio, due o tre sono stati ministri, non tutti sono indiziati di simpatie di sinistra, uno è addirittura di Alleanza nazionale ed è sottosegretario in carica) viene a conoscere il segreto più segreto e pericoloso del covo romano delle Br e decide di rivelarlo a personaggi che non hanno niente a che fare con i terroristi, addirittura lo confida a un dc amico del rapito o degli amici del rapito, che è il leader della Dc. Perché?

Il professor Prodi, appresa la notizia, decide di farla conoscere. Perché? Evidentemente per scrupolo e nella speranza di contribuire a salvare Moro. Ma non lo fa subito, e non riferisce a chi di dovere. Non corre alla Digos di Bologna o a Roma da Benigno Zaccagnini. Aspetta il weekend e va con gli amici a una scampagnata. E non racconta agli amici e ai colleghi la verità, ma s’inventa la seduta spiritica. O, peggio ancora, glielo dice, li invita a tenere il segreto, a partecipare con lui alla sceneggiata.

Questi professori sarebbero o completamente stupidi, tutti e 11, o consapevolmente complici, tutti e 11; e lo resteranno per 27 anni: coprendosi di ridicolo e rischiando un’incriminazione per depistaggio e per favoreggiamento. E perché?

Per coprire, si ipotizza, il giovane studente. Il quale, se scoperto, avrebbe corso meno rischi di loro, perché poteva sempre passare per un «pentito» e beneficiare del perdono, specialmente se avesse così contribuito a fare scoprire il covo delle Br e magari a salvare la vita di Moro. E né a Prodi né ai suoi colleghi viene in testa che si poteva fare in maniera più credibile, si poteva coprire la fonte magari raccontando di avere ricevuto una telefonata anonima.

Non basta, una volta tutelata la fonte Prodi perde ancora tempo. Non corre la sera stessa o il giorno dopo alla Digos o a Roma, ma si intrattiene all’università e la racconta in giro, agli altri colleghi e anche a un criminologo, suscitando e agitando sempre più incredulità e sospetti. Gli altri 11 non fanno nemmeno questo e non lo consigliano o sconsigliano, si disinteressano della cosa.

Prodi va a Roma solo due giorni dopo e non ci va appositamente, per riferire, ma per un convegno. E non si precipita da Cossiga o da Andreotti o da Zaccagnini. Sale con comodo le scale di Piazza del Gesù e si ferma nella stanza dell’addetto stampa di Zaccagnini. E soltanto allora, tre o quattro giorni dopo la rivelazione della «fonte», la notizia arriva a destinazione: con poche parole vergate in fretta su un biglietto passato dall’addetto stampa di Zaccagnini al capo della polizia.

Questi ritardi, queste contraddizioni, questi comportamenti, tutto ciò che è seguito è perfettamente coerente con il «gioco» della seduta spiritica, ai cui «suggerimenti» i primi a non credere, tirandone le conseguenze, sono stati i partecipanti. Se dietro gli spiriti ci fosse stata la «fonte», allora sì che avrebbero creduto agli spiriti e si sarebbero comportati molto diversamente. Non sarà che finiscono per dare più credito agli spiriti quelli che credono alla «fonte» segreta e non credono alla seduta spiritica?
postato da trizompa | 01:28 | commenti
libero pensiero


08/12/2005
 

da sportitalia.com

Vittorie nell'indifferenza


Elena Fanchini e Giorgio Rocca hanno trionfato nelle gare di Coppa del Mondo in Nordamerica, eppure in Italia quasi nessuno se n'è accorto. Tutto questo nella stagione che ci porterà a una delle manifestazioni più importanti della nostra storia sportiva, i Giochi di Torino.



L’Italia dello sci alpino comincia la stagione olimpica con due vittorie nelle prime gare di Coppa del Mondo, ma ben pochi sembrano essersene accorti. Con un destino comune a tutti gli sport che non siano il calcio, anche il nostro sport viene quasi completamente ignorato dai media di casa nostra se non c’è il personaggio, vincente ma anche dai modi alquanto intriganti, alla Alberto Tomba. Così accadrà, ne siamo certi, anche al motomondiale quando Valentino Rossi si ritirerà o quando passerà dalle due alle quattro ruote. Non parliamo poi degli altri sport invernali, che il grande pubblico nemmeno sa che ci sono e che si accorge fugacemente della loro esistenza solo se i nostri atleti vincono qualche medaglia olimpica. Fanno eccezione la Formula 1, che avrà grande seguito finché ci sarà la Ferrari, e il ciclismo nel periodo del Giro d’Italia.

Ma torniamo allo sci alpino. I trionfi di Elena Fanchini e di Giorgio Rocca in Nordamerica sono stati dati solamente come notizia dalle tv generaliste (e nemmeno da tutte) il giorno dopo, anche a causa della conclusione a ora tarda della sera delle gare, poi basta. Sul web, a parte i siti specializzati e istituzionali, nessun approfondimento. Sulle prime pagine dei quotidiani sportivi, se si vince bene, altrimenti lo spazio è vicino allo zero. Abbiamo sempre letto e sentito in questi anni che non essendoci grandi campioni in Italia lo sci interessa a pochi eletti e che conseguentemente in tv non ha grande audience. Niente di più falso. Durante l'inverno è il secondo sport più seguito d'Italia, le gare femminili di Cortina di gennaio raccolgono mediamente il 18% di share, percentuale altissima per un programma mattutino, e anche le altre gare italiane raccolgono poco di meno, così come la classica discesa di Kitzbuehel.

Inoltre, dopo il ritiro dei sempre troppo rimpianti Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, ha gareggiato gente come Kristian Ghedina, Isolde Kostner, Karen Putzer, Denise Karbon e Daniela Ceccarelli, tutta gente che ha vinto gare di Coppa del Mondo oppure medaglie mondiali o olimpiche. E poi, vogliamo dire che la 20enne Elena Fanchini non è una grande campionessa in prospettiva o che il 30enne Giorgio Rocca, che ha vinto in carriera solo uno slalom meno di Gustavo Thoeni, non è un grande campione del nostro sport? Forse il suo difetto è di essere troppo gentiluomo per essere anche un personaggio mediatico… Infine, qualcuno si è accorto che questo è l'inverno che porterà alle Olimpiadi di Torino 2006, le prime invernali in terra italiana a cinquant'anni da quelle di Cortina? Proprio nella stagione più importante della loro vita agonistica, Rocca e Max Blardone, vincitore l'anno scorso del gigante più difficile del mondo, quello di Adelboden, non hanno uno sponsor…

La verità è che il nostro è un Paese nel quale, per rimanere allo sport e senza sconfinare in altri campi, si preferisce dare visibilità sempre e comunque al dio pallone, a qualsiasi livello, con i suoi protagonisti patinati e capricciosi, e si ignorano le vittorie, a livello invece mondiale, di ragazzi e ragazze gentili e disponibili che fanno enormi sacrifici e rischiano l'incolumità fisica certe volte anche in allenamento pur di arrivare a livelli di eccellenza. Non sempre si può vincere ma gente come Giorgio Rocca ed Elena Fanchini, ma anche tanti altri, va avanti per la propria strada, nell'indifferenza quasi totale ma con tanta dedizione e determinazione. E lo stesso facciamo noi che li seguiamo sempre con simpatia e affetto. Qualche volta li critichiamo, magari a sproposito, per le loro cattive performance, in particolare se falliscono l'appuntamento con le medaglie, ma comunque ne parliamo, non li ignoriamo, che vincano o che perdano. Perché non se lo meritano.

Max Valle

postato da trizompa | 11:46 | commenti (1)